Roccaravindola, frazione di Montaquila, cela sulla sua sommità un piccolo grande gioiello, un castello che dominava l’intera vallata. Le scarse fonti documentarie rendono ardua la ricostruzione delle origini del castello. Alcuni toponimi offrono indicazioni. L’antica via d’accesso, chiamata “via di Collagnera”, ne è un esempio. Questa strada conduce alla cosiddetta Porta Vecchia, oggi trasformata ma che conserva la struttura di una torre circolare angolare.
Dalla Porta Vecchia si snodava lo “sporto”, camminamento di ronda, oggi crollato, realizzato con la sovrapposizione di case alla cinta muraria originaria. Una seconda torre circolare si trovava a metà di questo cammino. Proseguendo lungo la cinta muraria, una curva verso nord-ovest rivela la presenza di un’altra torre circolare e dell’arco denominato Porta Nova. Le antiche mura difensive sono oggi integrate nelle abitazioni che vi si sono sovrapposte nel tempo. La linea difensiva risaliva il pendio fino a raggiungere il castello.
La più antica menzione del castello risale al 1074, in una donazione del conte Morino di Venafro all’abate Desiderio di Montecassino. Questo documento suggerisce che Roccaravindola fosse inizialmente una struttura militare, attorno alla quale si sviluppò un insediamento urbano dotato di cinta difensiva. Si ipotizza che la prima cinta muraria con torri circolari non sia anteriore al XIV secolo. Il terremoto del 1349 causò numerosi disagi. Maria di Durazzo nel 1358 assegnò rendite e concesse esenzioni fiscali per alleviare le difficoltà della popolazione.
Significativi adattamenti furono apportati nella seconda metà del XV secolo, quando Roccaravindola passò ai Pandone. Nel 1457 si contavano solo 35 nuclei familiari, indicando un centro abitato di modeste dimensioni e un sistema difensivo probabilmente essenziale. I Pandone potrebbero aver apportato piccole modifiche, come l’inserimento di toppe circolari nelle feritoie per l’uso dei primi archibugi.
Ad oggi del castello non rimane quasi traccia se non nelle case e in poche pietre sulla sommità della collina. Resta comunque un luogo di grande importanza storica e dal valore paesaggistico inestimabile.