La leggenda di Portocannone, un affascinante borgo di origine arbëreshë situato in Molise, racconta una storia carica di fede, speranza e identità. Si narra che alla fine del XV secolo, un gruppo di coloni albanesi, in fuga dall’Impero Ottomano, approdò sulle coste molisane in cerca di una nuova terra dove stabilirsi. Disorientati e incerti sul luogo esatto in cui fondare il proprio villaggio, decisero di affidarsi alla volontà divina. Posero l’effigie della Madonna di Costantinopoli su un carro trainato da due buoi e lasciarono che fossero gli animali, guidati simbolicamente dalla Santa, a indicare il sito dove edificare il nuovo centro abitato. I buoi si fermarono in una zona pianeggiante, oggi cuore del paese, e fu lì che sorsero le prime case e una chiesa dedicata alla Madonna, diventata da allora la patrona del paese.
Oggi questa leggenda rivive ogni anno in una delle tradizioni più sentite e partecipate della comunità: la Corsa dei Carri. L’evento si tiene il lunedì successivo alla Pentecoste e rappresenta molto più di una semplice gara: è un momento di forte identità culturale e di coesione sociale. Tre sono le fazioni che si contendono la vittoria: i Giovani (bianco-celeste), i Giovanotti (giallo-rosso) e i Xhuvëntjelvët (arancione). Ognuno di questi gruppi rappresenta un diverso spaccato generazionale e territoriale del paese. I carri, addobbati con i colori della propria fazione, vengono trainati da buoi lungo un percorso di circa 3 chilometri. Vince il carro che per primo attraversa l’arco della chiesa del Borgo di Costantinopoli, simbolo di arrivo ma anche di ritorno alle radici.
L’intera comunità partecipa con entusiasmo all’evento, che richiama anche moltissimi emigrati che tornano appositamente per vivere l’atmosfera unica della festa. I preparativi iniziano settimane prima, tra prove, addestramento dei buoi e incontri tra le fazioni. L’attesa cresce giorno dopo giorno, fino a culminare nella grande corsa, un momento ricco di emozioni, folklore e spiritualità. Il rombo dei carri, i cori, i colori vivaci e la devozione verso la Madonna di Costantinopoli trasformano Portocannone in un luogo dove tradizione e fede si fondono in un’esperienza collettiva indimenticabile.