Chiesa Madre di Santa Maria Assunta a Capracotta: la fede in montagna

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Nel cuore di Capracotta, su uno dei punti più alti dell’Appennino, sorge la Chiesa di Santa Maria in Cielo Assunta, storica parrocchiale e simbolo spirituale del borgo molisano. Le sue origini risalgono al XV secolo ma l’aspetto attuale si deve a una ricostruzione iniziata nel 1657 su progetto di Carlo Piazzoli da Pigra, conclusa dopo quasi 80 anni. La chiesa fu consacrata per la prima volta, ancora incompleta, il 7 ottobre 1723 dal vescovo di Telese, mons. Francesco Baccari, originario proprio di Capracotta.

L’edificio, in stile tardo-barocco con elementi rinascimentali e innovazioni settecentesche del sud Italia, si distingue per le tre navate lunghe 35 metri e ben 10 altari laterali. Tra questi spiccano le statue lignee di santi e della Madonna, opere di raffinata devozione. A questi si aggiungono l’oratorio della ex Confraternita della Visitazione e Morte, la cappella di S. Filomena, e la moderna canonica, oggi sede delle scuole locali.

Tra i capolavori custoditi all’interno si annoverano l’altare maggiore del 1754, realizzato da Biagio Salvato, con un prezioso paliotto raffigurante l’Assunta, l’antico battistero in legno intarsiato risalente al XIV-XV secolo e il coro in noce, nascosto dietro il maestoso altare. Notevole anche l’organo monumentale, detto “Principalone”, decorato in oro zecchino dai fratelli D’Onofrio tra il 1750 e il 1780.

Il patrimonio artistico comprende anche una scultura della Visitazione di Giacomo Colombo, un dipinto dell’Ultima Cena attribuito a Francesco Solimena e gli affreschi del pittore capracottese Giovanni Leo Paglione, che decorano le volte del transetto con scene dell’Annunciazione, della Pentecoste e della battaglia di Lepanto.

Tra le particolarità architettoniche si segnalano il campanile del 1589, alto 17 metri, e l’antico portale laterale in pietra scolpita. Preziosi anche i reliquiari che conservano le spoglie di numerosi santi, tra cui san Sebastiano e san Cristanziano, antico patrono del paese.

Oltre al suo valore artistico, la chiesa fu insignita tra il 1749 e il 1899 del titolo di «Insigne Collegiata», con un capitolo composto da 12 religiosi, testimonianza della sua importanza storica e religiosa per la comunità.

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