Nel cuore di Agnone la Chiesa Matrice di San Marco Evangelista è un autentico scrigno di arte e spiritualità. Fondata nel 1114 per volontà del conte Odorisio Borrello e del figlio Gualterio, la chiesa rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità, anche perché custodisce la statua del patrono San Cristanziano il cui culto, insieme a quello di Sant’Emidio, fu introdotto ad Agnone da mercanti provenienti da Ascoli Piceno.
L’interno della chiesa è impreziosito da altari barocchi e statue lignee risalenti ai secoli XV e XVI. Tra i tesori conservati spicca un ostensorio in argento dorato del XV secolo attribuito a Giovanni da Agnone, orafo locale. Nonostante il grave incendio che nella notte di Natale del 1610 distrusse gran parte dell’edificio – allora a tre navate – la chiesa fu ricostruita con una sola navata e l’ingresso fu spostato sul lato opposto, adiacente al campanile.
Di particolare rilievo è l’altare di Sant’Anna, realizzato nel 1805 per ringraziare la santa: in quell’anno, Agnone fu miracolosamente risparmiata da un terremoto che devastò numerosi paesi circostanti. Un evento che la cittadinanza attribuì all’intercessione della santa.
Ciò che rende la Chiesa di San Marco ancora più affascinante è una curiosa leggenda popolare legata a San Diodato. Sotto l’altare della Madonna delle Grazie è custodita una teca contenente le reliquie del santo, ornate da una raffinata armatura in filigrana d’argento. Al suo interno vi sono anche delle rose di seta e, secondo tradizione, un maggiolino, soprannominato “la lazzara di San Diodato”. Questo piccolo insetto era considerato una sentinella: quando si avvicinava un terremoto, si spostava da una rosa all’altra, avvisando la popolazione del pericolo imminente. Un tempo il sagrestano e i bambini del paese avevano il compito di osservare i movimenti del maggiolino. In caso di allarme, i fedeli si radunavano nella vicina Chiesa di Sant’Emidio per pregare con fervore e invocare protezione.
Oggi nessuno più osserva il curioso rituale, ma in un’epoca in cui le tradizioni si riscoprono come parte viva del patrimonio culturale, forse varrebbe la pena ridare voce a questa antica e affascinante usanza agnonese.