La torre di Mennella: gioiello nascosto tra storia, natura e leggenda

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Alle porte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, tra le borgate di Mennella, Collemacchia e Selvone di Filignano, si snoda un territorio incontaminato, dove la natura e l’uomo convivono in armonia da secoli. Qui si trovano sentieri antichi, stretti tra suggestivi muretti a secco, che conducono a uno dei più affascinanti siti archeologici dell’area: le Mure di Mennella, testimonianza di un passato ricco e stratificato.

Elemento centrale del sito è la cosiddetta Torre di Mennella, una struttura quadrangolare le cui origini restano in parte avvolte nel mistero. Sebbene il nome non compaia nei documenti antichi, gli studiosi la collegano all’insediamento medievale noto come “Le Mura”, abbandonato quando sorse il borgo moderno di Mennella, oggi frazione di Filignano.

I documenti del Chronicon Vulturnense e altre fonti del X secolo attestano che queste terre appartenevano ai monaci dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno. Tuttavia, non mancarono conflitti con i conti di Venafro per il controllo dell’area. Uno dei documenti più significativi è datato 866 e descrive ampi possedimenti donati all’abbazia, tra cui colli, chiese, fiumi, pascoli e persino servi e ancelle.

Un altro atto del 962, corredato da una preziosa miniatura, mostra Ottone I nell’atto di confermare i beni al monastero. Questo documento fa riferimento a terre che comprendono l’area tra Filignano e Mennella, includendo una chiesa dedicata a Sant’Eleuterio.

Gli scavi archeologici condotti nel 2002 hanno rivelato che l’area era abitata fin dall’alto medioevo, con un insediamento fortificato che includeva edifici articolati e una cisterna. In passato sono emersi anche reperti pre-romani, come una statuetta di Ercole in bronzo.

Particolarmente suggestiva è la rete di mulattiere che collega Mennella ai borghi vicini. Questi sentieri, larghi meno di un metro e mezzo e fiancheggiati da possenti muri a secco, raccontano di un paesaggio agricolo scomparso, oggi sostituito da boschi. Le strade non erano percorribili da veicoli a ruote, ma servivano gli spostamenti a dorso di mulo, mantenendo ancora intatto il fascino di un’epoca remota.

Il sito di Mennella merita attenzione e tutela, per evitare che scavi episodici ne compromettano la memoria. Un progetto di valorizzazione sistematica potrebbe restituire a questo luogo il posto che merita nella storia e nel turismo culturale della valle del Volturno.

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