Se c’è un angolo d’Italia che sa ancora sorprendere con silenzi e storie scolpite nella pietra, è l’Alto Molise. Qui, tra le gole del Trigno e le faggete secolari, ogni escursione diventa scoperta. Partiamo da Vomero, frazione di Carovilli, dove si nasconde una delle meraviglie più misteriose della regione: la Risorgenza del Vomero, nota anche come “Grotta del Diavolo”. Un sistema carsico ipogeo che penetra nella roccia per oltre 400 metri, tra cunicoli sommersi e resti preistorici attribuiti alla cultura musteriana. Non è solo un luogo per speleologi: è un’esperienza immersiva per chi ama l’avventura, il mistero e la natura primordiale.
Poco distante, nella località Colle Arso, i resti del Vecchio Mulino Scarpitti raccontano un’altra storia. Costruito alla fine del ‘700 e alimentato da un canale d’acqua lungo 200 metri, è una perla di archeologia industriale dimenticata nel tempo, ma che ancora oggi affascina per ingegno e autenticità. Tra cascate nascoste e sentieri impervi, questo tratto del Trigno è un paradiso per chi cerca luoghi fuori dalle rotte turistiche.
Il viaggio continua nella Selva di Castiglione, oasi naturalistica di oltre 300 ettari, gestita da Legambiente. Una distesa di cerri maestosi, funghi, tartufi e animali appenninici che vive in equilibrio con l’uomo. Qui si respira un Molise antico, integro, dove la biodiversità è ancora regina.
E poi c’è la spiritualità dei tratturi, quei cammini lenti dei pastori. Come quello che porta alla chiesetta di Santa Lucia della Posta, in agro di Agnone. Piccola, ma carica di leggende. Si narra che una bambina cieca, giunta dalla Puglia con il padre, vide Santa Lucia sorriderle da un albero e riacquistò la vista. Il padre, per gratitudine, fece costruire la cappella nel punto esatto del miracolo.
Insomma, l’Alto Molise non è solo una destinazione. È un racconto a cielo aperto, un viaggio tra natura, fede e memoria. Per chi ha voglia di perdersi – e ritrovarsi – in un’Italia nascosta che sa ancora emozionare.