Incastonata tra il verde ai piedi del parco Oraziano, la Cattedrale di Santa Maria Assunta di Venafro non è solo il più importante edificio religioso della città, ma uno dei luoghi sacri più imponenti dell’intera regione. Conosciuta dai venafrani semplicemente come “il Vescovado”, questa concattedrale unisce storia, fede e stratificazioni architettoniche che raccontano secoli di devozione e trasformazioni.
Le origini della chiesa risalgono alla fine del V secolo, quando il vescovo Costantino la fece erigere sui resti di un antico tempio pagano, reimpiegando materiali romani e cristiani. Tra questi, spicca il misterioso bassorilievo noto come “Marzo Settecappotti”, raffigurante il vescovo Pietro di Ravenna. La cattedrale conobbe fasi alterne: distrutta e ricostruita più volte, subì gravi danni durante invasioni, incendi e terremoti, ma fu sempre restaurata con tenacia dalla comunità.
Nel Seicento e Settecento fu arricchita in stile barocco, per poi essere riportata allo stile gotico originario grazie a un attento restauro negli anni ’60 del Novecento. L’interno, solenne e suggestivo, presenta tre navate con opere pittoriche trecentesche e ben cinque portali di accesso. Uno di questi, sul lato destro del portale principale, è riconosciuto come Porta Santa almeno dal 1508.
Di particolare interesse è il cosiddetto “Cappellone”, la cappella del Santissimo Sacramento, edificata nel XVII secolo e ampliata successivamente: qui sono custoditi i Sacramenti e si respira ancora oggi un senso di sacralità profonda. La scoperta degli affreschi medievali nel 1935 da parte del canonico don Nicolino Passarelli ha aggiunto ulteriore fascino al sito, riportando alla luce scene di straordinaria bellezza nascoste sotto strati di intonaco.
La cattedrale di Venafro, dunque, è più che un luogo di culto: è una narrazione viva che attraversa i secoli, custodendo memoria, bellezza e spiritualità in un solo, magnifico abbraccio.