Monte Mutria non è solo una montagna: è una linea immaginaria che unisce e divide allo stesso tempo. Segna il confine tra Molise e Campania, tra le province di Campobasso, Benevento e Caserta, e guarda cinque comuni diversi da un’unica prospettiva privilegiata. Ma da lassù, a 1823 metri di altitudine, i confini spariscono: l’orizzonte si apre sul Mar Adriatico da una parte, sul Tirreno dall’altra, e tutto si fa improvvisamente piccolo.
Situato all’interno della Riserva Regionale Guardiaregia–Campochiaro, la più grande dell’Italia peninsulare, Monte Mutria è un’esperienza prima ancora che una meta. Che tu voglia affrontare l’intera traversata o semplicemente salire in cima, ogni passo ti regala qualcosa: aria pura, panorami sterminati, silenzi veri. È facile incontrare animali selvatici lungo il cammino, e ancora più facile sentire di essere fuori dal tempo.
Gli antichi Sanniti consideravano il Mutria un monte sacro. Ed è facile capire perché: la sua imponenza calma, la vista sulle valli del Tammaro, del Calore Irpino e del Volturno, e quella sensazione potente di essere in un luogo che parla ancora la lingua della natura e della storia.
Ai piedi del versante molisano, tra l’altro, sorgeva Saepinum, un’antica città romana che rende la zona ancora più interessante da esplorare. Qui, tutto è connesso: archeologia, paesaggio, cultura e leggenda.
Monte Mutria è la montagna di chi non cerca solo la vetta, ma tutto quello che c’è lungo la strada.