Monte Marrone – Un monumento, venti cubi e un pezzo di libertà

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A volte, la storia non sta nei libri ma sulle cime. Sul Monte Marrone, sopra Rocchetta al Volturno, c’è un luogo che racconta l’Italia come poche altre cose sanno fare: il Monumento al Corpo Italiano di Liberazione. Ventidue grossi cubi di pietra, scolpiti e disposti ai piedi della croce in ferro che sovrasta la vetta, simboleggiano le venti regioni italiane, unite idealmente nella memoria di una conquista storica.

Qui, nella primavera del 1944, i soldati del battaglione Piemonte, parte del neonato Corpo Italiano di Liberazione, riuscirono a strappare il monte dalle mani tedesche. Fu un’azione militare rischiosa, decisiva, che consentì agli Alleati di controllare la Valle del Volturno e di avanzare verso la Linea Gustav, contribuendo alla liberazione dell’Italia.

Ogni anno, i reduci (ormai sempre meno) tornano in pellegrinaggio su questi monti del Molise, che videro la rinascita dell’esercito italiano libero. L’atmosfera qui è intensa e toccante, ma anche sorprendentemente accessibile. Si arriva in auto fino a pochi metri dal monumento, poi un sentiero facile e breve conduce alla cima.

La vista è incredibile: da una parte le cime del Monte Marrone, dall’altra l’apertura della valle dove nasce il Volturno. È un’escursione breve, ma piena di significato. Un posto dove il silenzio pesa quanto le parole, e dove camminare è anche ricordare.

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