Il feudo di Gambatesa e il suo castello risalgono probabilmente all’epoca dell’invasione longobarda. Tuttavia le prime testimonianze documentate si trovano nella seconda metà del X secolo, durante il fenomeno dell’incastellamento. Nel 967, Pandolfo I Capo di Ferro, principe di Capua e Benevento, concesse ai monaci di San Vincenzo al Volturno il diritto di costruire castelli per difendere il territorio. Pandolfo, alleato fidato dell’imperatore Ottone I, sostenne l’unità politica del regno d’Italia contrastando il dominio bizantino e i ducati longobardi.
Il feudo di Gambatesa compare nel “Catalogus Baronum” della seconda metà del XII secolo ma acquisì maggiore importanza nel XIII secolo con Riccardo da Gambatesa. Grazie ai successi militari, Riccardo ottenne feudi e onorificenze e, non avendo eredi maschi, trasmise il cognome Gambatesa al nipote Riccardello Monforte, fondando la casata Monforte-Gambatesa.
Con l’avvento degli Aragonesi, il feudo passò ad Andrea di Capua, duca di Termoli. In quest’epoca il castello fu trasformato in una residenza fortificata, arricchita da un ciclo di affreschi rinascimentali. Negli anni ’70, il castello fu acquistato dal Ministero per i Beni Culturali e restaurato dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici del Molise.
Situato nel centro storico di Gambatesa, il castello domina la valle del Tappino. La struttura mostra ancora la doppia funzione originaria: difensiva, con pianta quadrata, basamento a scarpa e torri angolari e residenziale, con portale bugnato, finestre, balconcini e una loggetta rinascimentale con tre archi a tutto sesto sulla facciata nord-occidentale. Nei primi anni del XVI secolo fu ampliato con un nuovo corpo di fabbrica allineato alla torre medievale. Sul terrazzo perimetrale è stata ricostruita una merlatura guelfa.
Il castello si sviluppa su quattro livelli, il più importante dei quali è il secondo, il piano nobile, decorato da magnifici affreschi manieristi cinquecenteschi, commissionati dal feudatario Vincenzo I di Capua d’Altavilla al pittore Donato da Copertino, noto anche come Decumbertino. L’autore ha firmato l’intero ciclo con la scritta “Donatus omnia elabravit”, ma non sono note altre sue opere. Oggi il castello rappresenta una testimonianza di grande valore storico e artistico, sintesi di architettura medievale e rinascimentale.