Il Diavolo di Tufara: un’oscura figura tra i vicoli per accogliere la primavera

17 febbraio 2026 | 14:00 - 17 febbraio 2026 | 22:00
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Tufara, paese a confine con la Campania, accoglie ogni anno il giorno del Martedì Grasso un evento suggestivo e inquietante: il Diavolo. Grida, rumori e persone intimorite annunciano l’arrivo di questa figura ancestrale, simbolo di riti pagani e tradizioni millenarie.

Il Carnevale, dal latino “carnem levare” (eliminare la carne), affonda le sue radici in antichi rituali propiziatori. Tra le manifestazioni più affascinanti della tradizione molisana, il Diavolo di Tufara emerge con la sua carica primitiva e sciamanica. Questa maschera spaventosa si muove vorticosamente tra le strade del paese, incutendo timore con salti e acrobazie.

Il Diavolo indossa sette pelli di capro, animale sacro nei culti pagani, impugna un tridente e ha un volto rosso con occhi sgranati, denti digrignati e orecchie a punta. La sua origine si perde nel tempo: per alcuni è il signore degli inferi evocato sulla terra, per altri una danza propiziatoria per celebrare la fine dell’inverno e il ritorno della fertilità. Alcune interpretazioni lo ricollegano alla morte e resurrezione di Dioniso, dio della vegetazione e del vino.

Non è solo il Diavolo a sfilare nel corteo carnevalesco. A precederlo ci sono le “Morti”, figure vestite di bianco con il volto coperto di farina, simbolo di purificazione e rinascita. Esse impugnano una falce, richiamando il gesto dei contadini durante la mietitura, mentre il loro canto rituale è sostituito da urla e grida.

Il Diavolo è trattenuto da folletti con catene, ma riesce sempre a divincolarsi con movimenti frenetici, rappresentando la forza del caos e l’energia incontrollabile della natura. Il rituale culmina con il processo e la condanna del Carnevale, impersonato da un pupazzo-capro espiatorio. Una giuria stravagante lo giudica colpevole e lo fa precipitare dal castello. Nonostante la sua morte simbolica, la speranza rinasce: la madre ha già un nuovo neonato pronto a dare continuità al rito.

Un’ultima figura, il “pisciatur”, incarna i vizi e l’eccesso del Carnevale. Il suo ruolo evidenzia l’essenza stessa della festa: un momento di libertà e sovversione destinato a concludersi con il ritorno dell’ordine.

Oggi questa tradizione continua a vivere, mantenendo intatto il suo fascino arcaico. Il Diavolo di Tufara non è solo una maschera, ma un simbolo potente di trasformazione, morte e rinascita, un legame indissolubile tra passato e presente.

 

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