Venafro, soprannominata “porta del Molise”, è la prima città che si incontra entrando nella regione da ovest. Situata ai piedi del Monte Santa Croce, tra i massicci del Matese e delle Mainarde, è attraversata dal fiume Volturno. Il suo nome potrebbe derivare da “Omner Aper”, in riferimento ai cinghiali un tempo presenti nei boschi.
La storia di Venafro risale alle guerre puniche, quando fu conquistata da Annibale. Successivamente appartenne al ducato longobardo di Benevento, alla Contea di Molise in epoca normanno-sveva e fu feudo di diverse famiglie nobiliari, tra cui i Pandone, i Colonna e i Caracciolo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il 15 marzo 1944, subì un bombardamento americano che distrusse parte della città e causò trentacinque vittime.
Il Castello Pandone, edificato nel X secolo e trasformato in residenza signorile dai Pandone, conserva affreschi raffiguranti cavalli a grandezza naturale, un unicum artistico. Nei dintorni, i resti di mura, un teatro e l’anfiteatro Verlasce testimoniano l’epoca romana. Tra gli edifici religiosi spiccano la chiesa di San Nicandro del X secolo, con un’opera di Teodoro d’Errico, la Cattedrale dell’Assunta con una tela della Vergine del 1590 e la chiesa dell’Annunziata, che ospita dipinti di Giacinto Diano e del Griffoni.
Altri luoghi di interesse sono il Palazzo Caracciolo, le sorgenti di San Bartolomeo e la torre di avvistamento romana, la “torricella”. Importanti sono anche il cimitero francese e il museo Winterline, che conserva reperti bellici legati alla Seconda Guerra Mondiale.
Venafro è ricca di tradizioni ed eventi folkloristici, tra cui i “favor r’ San Giuseppe”, falò accesi il 19 marzo, e la “corsa ri ciucc'”, gara di asini nell’anfiteatro Verlasce. Durante la festa della Madonna delle Grazie (2-3 luglio) si svolgono giochi popolari come la “rotta r’ l’ p’gnat” e “gl’albr r’ la cuccagna”.
Gastronomicamente, Venafro è celebre per l’olio extravergine d’oliva, tutelato dal Parco Regionale dell’Olivo, e per il “v’scuott”, un tarallo intrecciato e biscottato. Tra le specialità locali ci sono le “l’nocch” (chiacchiere napoletane), i “C’ciariegl'” (dolci di Capodanno), i “Sciusc'” (frittelle aromatiche), il baccalà “alla m’ntanara”, la “polenta verde” con cavoletti e la “frittata di Pasqua”, preparata con almeno 33 uova.