Nel ventre della storia: esplora le grotte segrete di Macchia Valfortore

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Nel cuore del Molise, dove il silenzio delle colline incontra la memoria della terra, si nasconde un patrimonio sorprendente: decine di cavità artificiali scavate a mano nella sabbia pliocenica e nella roccia arenaria. Siamo a Macchia Valfortore, un piccolo borgo che custodisce un intero mondo sotterraneo fatto di ipogei, leggende e fede antica.

Le cavità ipogee, ben 81 distribuite tra centro e campagna, venivano usate per conservare vino, cereali, olio o come rifugi. Alcune sono ancora accessibili, altre invase dalla vegetazione. Un primo nucleo si trova tra via Cesare Battisti e via Trento: 11 grotte, 7 delle quali affacciate direttamente sulla strada e 4 incastonate in un’area impervia e verde. Ma è sul versante sud che la storia si fa ancora più affascinante.

Nel rione Santa Maria, sotto le chiese di Santa Maria Assunta e di Santa Maria degli Angeli, troviamo un altro gruppo di ipogei. Le due cappelle, chiamate rispettivamente “a llong” e “a cort” in dialetto macchiarolo, non sono solo luoghi di culto: sono sentinelle di pietra. La leggenda racconta che la cappella della Madonna Assunta, posta in cima a una collina panoramica, sia una delle “sette sorelle” — sette cappelle visibili l’una dall’altra, con l’ultima che, dicono, riesce a vedere fino a Roma e San Pietro.

Camminare tra queste strade è un viaggio tra sacro e profano, tra il mistero della terra scavata e la devozione popolare. I racconti si intrecciano alle pietre, le tracce degli scalpelli ancora leggibili nei muri umidi degli ipogei. Non esistono tour organizzati regolari, ma durante le feste patronali o su richiesta è possibile visitare questi luoghi accompagnati da guide locali o abitanti del borgo.

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