Partecipare alla Su e Giù a Campobasso non è soltanto mettere un pettorale, partire e arrivare. È sentirsi parte di qualcosa che va oltre il singolo passo.
Insieme ad altre migliaia di persone che magari non conosciamo, ci ritroviamo a condividere la stessa strada, lo stesso respiro, la stessa volontà di esserci.
Per molti, me compreso, non è stata una sfida agonistica.
È stata una sfida personale: vincere la pigrizia, superare piccoli limiti, uscire dalla solitudine dei giorni “uguali”.
Ogni passo è diventato un gesto simbolico: un sì alla vita attiva, alla salute, alla città, agli altri.
In un’epoca in cui si comunica troppo attraverso gli schermi e si vive troppo fermi, un evento come questo riporta al movimento reale: ci ricorda quanto sia naturale e bello incontrarsi, salutarsi con un sorriso, procedere affiancati anche solo per qualche chilometro.
La vera vittoria è stata la partecipazione, quella sensazione forte di sentirsi uniti, stranieri fino a un minuto prima, compagni di viaggio lungo i 7 km successivi.
La Su e Giù diventa così un messaggio, correre o camminare insieme può riempire i vuoti, accendere motivazioni nuove e farci riscoprire il piacere di fare parte di una comunità viva.
E quando si taglia quel traguardo — qualunque sia il nostro ritmo — ci si accorge che non si è arrivati semplicemente alla fine del percorso…
si è arrivati più vicini gli uni agli altri e un po’ più lontani dalle proprie paure.