Se ami le storie che sanno di pietra, mistero e fede, la Cappella di Santa Reparata a Monacilioni è un piccolo scrigno che merita una deviazione. Nascosta tra i vicoli di un paese che racconta la forza della memoria e della resilienza, questa cappella fuori dalle mura medievali è un esempio toccante di spiritualità molisana.
La sua forma a “L”, le mura in pietra a vista e il campanile a vela le conferiscono un fascino semplice ma autentico. Varcando la soglia, ci si trova davanti a un interno che custodisce frammenti di affreschi antichi, stucchi settecenteschi e un prezioso quadro del 1711 firmato Castellani, pittore dalla carriera curiosamente intrecciata con la corte papale. Ai lati del dipinto, le statue lignee di Santa Reparata e della Madonna delle Grazie osservano silenziose chi entra.
Ma ciò che rende questo luogo ancora più intenso sono le due cripte sottostanti, che custodiscono i resti di oltre 300 persone, vittime della peste del 1656 e sacerdoti locali, tra cui il colto e amato don Vincenzo Ambrosiano. Si racconta che i fedeli, nel 1889, abbiano trafugato il suo corpo dal cimitero per riportarlo qui, nel cuore spirituale del paese.
Poco distante, si trovano i ruderi della Chiesa di Santa Maria Assunta, nota come “la chiesa vecchia”: un’architettura a croce greca con tre navate, oggi immersa in un’atmosfera sospesa e commovente, proprio all’ingresso del borgo abbandonato.
Un viaggio a Monacilioni non è solo turismo, è un atto d’ascolto. Di pietre che parlano e anime che restano.