Quando si pensa agli anfiteatri romani, vengono subito in mente arene maestose, lotte tra gladiatori e folle in delirio. Ma a Venafro, in Molise, c’è un luogo che racconta questa stessa storia in modo unico e sorprendente: il Verlascio, ovvero l’anfiteatro dell’antica Venafrum.
Costruito nel I secolo d.C. subito fuori dalle mura cittadine, il Verlascio è uno degli esempi meglio conservati di anfiteatro di media dimensione nell’Impero romano. Ma la vera meraviglia è che ha conservato la sua forma grazie… alla vita contadina! Durante il XVII secolo, infatti, sulle sue antiche strutture furono costruite case rurali, che l’hanno “protetto” dal tempo e dall’abbandono.
Ma torniamo indietro: l’alta Valle del Volturno, cerniera naturale tra Lazio e Campania, era già frequentata in epoca sannita. Con l’arrivo dei Romani e la trasformazione in colonia Augusta Iulia Venafrum, la città rifiorì. Il Verlascio divenne il centro dell’intrattenimento popolare: spettacoli gladiatori, eventi pubblici, momenti di festa. Lo sappiamo grazie a iscrizioni ritrovate sul posto, tra cui una che ricorda il finanziamento di un nobile della gens Vibia.
Dopo il terremoto del 346 d.C. e la crisi dell’Impero Romano, la città iniziò a spopolarsi e l’anfiteatro venne gradualmente abbandonato. Ma la sua forma rotonda, che discende direttamente dal termine latino Perielasium (da cui il moderno “Verlasce”), ha resistito nei secoli.