La Vecchia Chiesa di San Nicola di Bari, a Duronia, è uno di quei luoghi che sembrano raccontare tutto con le proprie crepe, i restauri, i silenzi. Costruita nel 1600, probabilmente su un impianto più antico legato al vecchio castello, ha attraversato secoli di storia, cadute e rinascite. Il terremoto del 1805 la rase al suolo, ma fu ricostruita già due anni dopo, come ricorda l’iscrizione ancora visibile sul portale.
Aula unica, facciata a capanna, campanile a vela in mattoni, portale architravato con finestra a lunetta: la struttura è semplice, essenziale, ma ricca di memoria. Gli interni – oggi sobri – custodiscono una zona absidale voltata a botte, una cantoria sulla controfacciata e una copertura lignea con manto in coppi. A colpire è soprattutto la muratura: ciottoli di fiume, scapoli di pietra, malta grossa e conci di arenaria locale grigio-giallastra. Il tutto posato secondo una logica artigianale, quasi “geologica”, che segue la giacitura naturale delle pietre.
Dopo la sconsacrazione nel 1964 e l’assegnazione all’Azione Cattolica, la chiesa è stata riaperta al culto nel 1981, oggi usata soprattutto nel mese mariano. Un piccolo spazio, 160 metri quadri, ma denso di stratificazioni: qui si respira l’identità profonda di Duronia, fatta di resilienza, pietra, fede e continuità.