Pozzilli e Santa Maria Oliveto: tra pietre, acqua e memoria romana

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A Pozzilli, piccolo centro incastonato nella Valle del Volturno, ogni dettaglio del paesaggio sembra raccontare una storia antica. Nella zona di Santa Maria Oliveto, nel 1990, alcuni lavori di costruzione portarono alla luce qualcosa di inaspettato: un tratto di acquedotto romano, lungo circa 30 metri, nascosto sotto terra da secoli.

Gli scavi furono avviati per accertare la natura delle strutture archeologiche individuate durante le attività edilizie della SIOP Costruzioni. Ciò che emerse fu un canale in opera cementizia, rivestito di signino (un intonaco impermeabile usato dai Romani), con tracce evidenti di concrezioni calcaree sulle pareti, testimonianza del costante passaggio d’acqua nel tempo.

La volta in pietre ammaltate era crollata durante i lavori, ma il rinvenimento di una tegola piana posta a copertura del canale, occupandone l’intera larghezza, suggerisce un reimpiego tardivo della struttura: forse il canale venne utilizzato ancora in epoche successive, adattato a nuovi usi.

Oggi questo frammento di ingegneria idraulica romana, sebbene parziale, arricchisce il mosaico del passato di Pozzilli. Ricorda quanto il territorio molisano, apparentemente quieto e periferico, sia in realtà profondamente attraversato dalla storia, e come basti scavare pochi centimetri per incontrare i segni concreti di civiltà millenarie.

Santa Maria Oliveto, oltre a essere un luogo dal fascino naturalistico, custodisce dunque anche una memoria nascosta sotto i piedi: quella delle acque che scorrevano invisibili, ordinate, progettate con precisione da chi, duemila anni fa, già conosceva l’arte di domare la natura per il bene collettivo.

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