Santa Maria degli Angeli: memoria scolpita nella pietra

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Nel cuore di Colle d’Anchise si erge maestosa la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria degli Angeli, conosciuta da tutti come la “chiesa madre”. La sua storia si intreccia con quella del borgo, tra fede, terremoti, ricostruzioni e gesti collettivi che raccontano un’intera comunità. I primi documenti ufficiali risalgono al 1603, ma le sue radici affondano ben più indietro, testimoni di questo un battistero ottagonale in pietra con otto stemmi medievali risalenti al XIII secolo.

La chiesa, abbattuta quasi completamente dal sisma del 1805, fu ricostruita con un progetto grandioso dell’architetto Vincenzo Presutti. Facciata in ordine ionico, interni in stile corinzio, tre navate (quella centrale alta 20 metri!) e 540 metri quadrati di superficie interna: ogni elemento parla di maestosità e devozione. I lavori durarono anni, tra mille difficoltà economiche. Re Gioacchino Murat autorizzò addirittura la vendita di proprietà comunali per finanziare la ricostruzione, e il parroco rinunciò al suo stipendio pur di farla risorgere.

Tra gli elementi da non perdere: gli altari laterali, uno dei quali porta lo stemma della famiglia Di Costanzo e l’altro un bassorilievo della Madonna del Rosario datato 1752. Sotto la navata, un tempo, trovavano posto le sepolture: le ossa, poi, furono trasferite in una fossa comune non lontana.

Questa chiesa non è solo un edificio: è la testimonianza vivente di un’intera comunità che non ha mai smesso di credere nella bellezza e nel sacro. Oggi accoglie silenziosa fedeli e viaggiatori, offrendo a chi entra una lezione sulla tenacia e sull’arte della rinascita.

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