Baranello: piccolo gioiello di storia e arte

Situato su un piccolo colle lungo il fiume Biferno, Baranello si trova a sud-ovest di Monte Vairano, da cui si presume derivi il nome Vairanello. Circondato dai monti del Sannio, gode di una natura rigogliosa e abbondanza di corsi d’acqua.

Le testimonianze storiche sono limitate, ma si ritiene che l’area ospitasse un insediamento sannitico, come indicano i resti presenti a Monte Vairano a poca distanza. In epoca normanna il feudo apparteneva a Guidone di Gibelletto, mentre nel XV secolo passò a diverse famiglie, tra le quali i Gaetani, i Carafa, i Barone e, nel Settecento, ai Ruffo.

Il centro del paese è dominato dalla chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, ricostruita dopo il terremoto del 1805 su progetto rivisitato da Giuseppe Zurlo, Ministro degli Interni sotto Murat. La facciata presenta quattro colonne in stile tuscanico mentre l’interno ospita tre navate, colonne accoppiate e un presbiterio sormontato da una cupola.

Passeggiando per il borgo antico si riconosce una torre angolare medievale, parte dell’antico castello-palazzo feudale citato in un documento del 1464. Merita attenzione anche la chiesetta neoclassica del SS. Rosario, dal prospetto sobrio e con interni armoniosi caratterizzati da una volta a botte sopra l’altare e tele raffiguranti putti e cantori.

Tra le attrazioni culturali spicca il Museo Civico, che conserva la collezione privata dell’architetto Giuseppe Barone, comprendente reperti e oggetti di vario genere. Nelle vicinanze del fiume Biferno si trova il Mulino Corona, ad acqua, costruito nel 1872 e recentemente restaurato. Più in alto, una torretta di avvistamento domina la valle.

Poco fuori dal paese sorge la chiesa di Santa Maria ad Nives, risalente ad epoca antecedente il 1547. Distrutta dal terremoto del 1805, fu ricostruita e poi nuovamente danneggiata dal sisma del 2002, tornando agibile nel 2009.

La tradizione culinaria locale offre piatti tipici come la polenta condita con ragù, fegatini d’agnello o ventresca, accompagnata da salsiccia, pecorino e “diavolillo”. Tra le specialità vi sono “ru spezzate de Pasqua” a base di agnello, uova e cacio, “ri fallarielle” (pizzette di granone con prosciutto, scamorza e pecorino fresco), oltre ai dolci tipici come zeppole, fiadoni e pigne pasquali, il tutto accompagnato da un buon vino locale.

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