Campodipietra: tra storia e tratturo a ritmo di musica jazz

Campodipietra sorge su una cresta che domina la valle del fiume Tappino in una posizione strategica grazie alla vicinanza del tratturo “Lucera-Castel di Sangro”. Per secoli, infatti, la transumanza ha favorito scambi commerciali e culturali.

Le prime testimonianze di insediamenti risalgono all’età sannitica, come dimostrano reperti del VII-IV secolo a.C. custoditi nel Museo Archeologico di Campobasso. L’epoca romana successiva ha lasciato tracce di necropoli e ville rustiche. Il centro storico, di forma ellittica, suggerisce invece origini longobarde. Il nome “Campus de Petra” appare per la prima volta nel 1022 nel Chronicon Vulturnense, in riferimento al passaggio dell’imperatore Enrico II.

Nel Medioevo il paese fu dominato da varie famiglie nobili, tra cui i Marchisio, De Verulis, Acquaviva, Boccapianola e Monforte. Nel XVII secolo divenne feudo dei Carafa, con la duchessa Claudia Carafa ricordata per la sua amministrazione esemplare. Nel XVIII secolo si verificò una contesa tra i Di Sangro e i Carafa per il possesso del feudo.

Durante il regno borbonico, Campodipietra si espanse urbanisticamente e fu ricostruita la chiesa madre. L’Ottocento fu segnato dal terremoto del 1805 e dalla fine della transumanza. Nonostante l’abolizione del feudalesimo, il paese fu teatro di lotte legali contro gli ex feudatari. Nel Novecento Campodipietra subì le conseguenze delle guerre mondiali e dell’emigrazione, ma dagli anni Ottanta visse una nuova espansione economica e urbanistica grazie anche alla vicinanza con Campobasso.

In piazza della Rimembranza si trova il Monumento ai Caduti e un’epigrafe di età augustea, testimonianza della presenza della famiglia Accia. Sempre in piazza, una lapide funeraria con bassorilievo di due coniugi potrebbe aver dato origine al nome del paese. Sulla parete del centro pastorale si trova una lunetta romanica con un agnello crucifero, probabilmente proveniente dalla scomparsa cappella di Santa Maria di Loreto. La chiesa di San Martino Vescovo, ricostruita in stile barocco tra il 1768 e il 1770, conserva opere di Paolo Saverio Di Zinno, Paolo Gamba, Ciriaco Brunetti e Francesco Montagano.

Le festività principali includono la festa di San Michele Arcangelo (12 agosto) e quella di San Martino (11 novembre). Tra gli eventi culturali spiccano “Riviviamo il Tratturo” e “Jazz in Campo”. La gastronomia locale riflette la tradizione agropastorale, con piatti tipici come cavatelli, pallotte casce e ova, baccalà arracanato e dolci tradizionali. Il paese vanta una storica produzione di vini e olio d’oliva, con la cultivar “sperone di gallo”.

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