Nel cuore del Molise, tra colline e curve panoramiche, sorge Civitanova del Sannio, un borgo ricco di storia e natura. Il suo nome deriva da “Civitavecchia” o “Civitavetula” (oggi Duronia), con l’aggiunta di “del Sannio” per distinguerlo da Civitanova Marche.
La presenza umana nel territorio risale al Quaternario, con tracce preistoriche nell’area del Lago di San Lorenzo e pitture rupestri a Morricone del Pesco. I resti di insediamenti sannitici in località “le Caselle” testimoniano l’importanza storica della zona. Nel 1002 il conte Berardo d’Isernia fece costruire un monastero dedicato a San Benedetto, mentre nel XIV secolo il borgo, dopo un periodo di divisione, fu riunificato da Giovanna d’Evoli.
Il territorio è attraversato dal tratturo Lucera-Castel di Sangro e dal tratturello Castel del Giudice-Sprondasino-Pescolanciano, dove si trovano i ruderi del castello di Sprondasino. Tra le bellezze naturali spicca il Lago di San Lorenzo, detto “effimero” perché compare in inverno e scompare in estate. La Montagnola Molisana, i boschi di faggi condivisi con Frosolone e il fiume Trigno completano il panorama naturale.
Nel centro abitato meritano una visita la chiesa di San Silvestro Papa, con un soffitto a cassettoni e opere lignee di Di Zinno, e il castello-palazzo. In piazza si trova la Croce “a for’ la porta”, un monumento gotico del 1441. Sulla località “Le Serre” si erge una croce di 10 metri, costruita nel 1935, distrutta dai tedeschi nel 1943 e ricostruita nel 1951.
Di rilievo è anche il monastero benedettino De Iumento Albo, tra i più antichi della regione. Il paese vanta inoltre un legame con il medico Antonio Cardarelli, cui è dedicato l’ospedale di Napoli. Grazie a un Regio Decreto, la popolazione civitanovese gode tuttora della gratuità dell’acqua, in segno di riconoscenza per la donazione di terreni destinati alla condotta idrica.
Civitanova del Sannio è animata da numerose sagre, tra cui “La Coppa” (9-10 agosto), dedicata alla carne cotta sotto la brace, e la festa dell’emigrante. Alla vigilia di Natale si tiene la tradizionale fiaccolata delle ‘ndocce. La gastronomia locale offre piatti con funghi e tartufi, arrosti di agnello e capretto, formaggi, cicoria arracanata, baccalà arracanato e la pastiera di riso, riconosciuta dall’Accademia della Cucina Italiana.