Pesche, con le sue casette arroccate sul fianco di Monte San Marco, sembra aggrapparsi alla montagna. Questa caratteristica gli valse il soprannome di “Libreria d’Italia” da parte di Re Vittorio Emanuele, per la disposizione delle abitazioni simile a scaffali pieni di libri. Oggi, il borgo è noto anche come il “paese-presepe” per il suo suggestivo aspetto.
Le origini di Pesche risalgono al V secolo, quando era conosciuto come Sant’Angelo di Isernia. Dopo le invasioni barbariche gli abitanti si spostarono in una zona chiamata Le Peschie, termine che richiama le rocce del territorio. Nel tempo il borgo passò sotto il dominio di varie famiglie nobiliari, fino ai Grimaldi.
Il paese offre numerosi punti d’interesse. Alla base del borgo si trova la Chiesa della Madonna del Rosario (1593), con un pregevole altare maggiore e due semplici navate. Di grande fascino è anche la Chiesa di Santa Maria dei Bagni, che custodisce un dipinto del 1500 raffigurante la Madonna del Bagno.
Salendo, si raggiunge una piazzetta panoramica dove spiccano cinque croci stazionarie, risalenti probabilmente al 1700. In cima al paese, i resti del castello normanno offrono una vista mozzafiato che spazia dal Matese alle Mainarde, sovrastando Isernia.
Il territorio circostante è ricco di natura e dal 1982 ospita la Riserva Naturale Orientata di Pesche, che copre circa metà del comune. Perfetta per escursioni e attività all’aria aperta, la riserva rappresenta un modo ideale per concludere la visita al borgo.
L’artigianato locale, pur meno diffuso rispetto al passato, conserva ancora antiche tradizioni nella lavorazione del legno, con intagli, mosaici e la produzione di mobili.
Anche la gastronomia riflette le radici contadine del luogo. Tra i piatti tipici spicca la “pizza calla e m’nestra”, una focaccia di farina di mais spezzettata e unita a verdure di stagione. Altre specialità includono “sagne e fagioli”, preparate con un sugo ricco di cotiche, orecchie e piedi di maiale. Per i dolci, la “pigna” è una tradizione pasquale: un soffice pan di Spagna con doppia crema, classica e al cioccolato, rivestito con “naspr”, una glassa di albume e zucchero. In passato, il dolce veniva donato dallo sposo alla futura moglie, che ne restituiva un pezzo alla famiglia dello sposo.