Oratino: between art and traditions in one of the most beautiful villages in Italy
Oratino, borgo arroccato su una rupe calcarea, domina la valle del fiume Biferno e offre un panorama suggestivo dal suo belvedere. Il paese vanta una tradizione artistica di lunga data, con scalpellini, pittori, scultori e artigiani del legno e del vetro, le cui opere sono presenti non solo in Molise, ma anche in Puglia, Abruzzo e Campania. Il centro storico conserva ancora molte testimonianze della loro maestria.Già esistente in epoca longobarda, Oratino fu feudo di diverse famiglie, tra cui i D’Evoli, i Gambatesa, gli Sforza e i Di Capua. Tuttavia il periodo più prospero fu sotto il dominio della famiglia Giordano, che tra il Seicento e l’Ottocento favorì lo sviluppo artistico con il loro mecenatismo.Un simbolo del passato medievale è “la Rocca”, resti di una torretta longobarda visibile sia dalla Bifernina che dal belvedere. Gli scavi hanno rivelato diverse fasi di insediamento, dalla preistoria all’epoca sannitica e medievale, fino alla distruzione dovuta a un terremoto.Tra i monumenti di spicco vi è la chiesa di Santa Maria Assunta, con l’Assunzione della Vergine di Ciriaco Brunetti, noto per lo stile rocaille. All’interno si ammirano anche un raffinato ostensorio e un dipinto su tela raffigurante l’Ultima Cena. Esempi della tradizione degli scalpellini sono i portali ottocenteschi delle case Petti e Giuliani, nonché il settecentesco Palazzo Ducale Giordano, frutto di ristrutturazioni su una struttura quattrocentesca fortificata.Fuori dal centro abitato, la chiesa di Santa Maria di Loreto conserva affreschi e opere lignee di grande pregio, attribuite ai fratelli Brunetti e allo scultore Carmine Latessa. Degna di nota è anche una statua lignea di Sant’Antonio Abate, opera di Giovannitti.Attorno alla Rocca sono sorte leggende locali: si racconta che fosse il rifugio del brigante Lorenzo Di Iorio o che custodisca un tesoro con una capra e sette capretti d’oro. Oggi l’ammasso roccioso attira appassionati di arrampicata.Gli oratinesi mantengono vive le loro tradizioni, mostrando con orgoglio i balconi e i portali delle case. Tra gli scalpellini più celebri spicca Pasquale Chiocchio, noto per le guglie della Basilica di Castelpetroso. Il rito più importante è la Faglia, una gigantesca torcia di canne, alta fino a 15 metri, che viene accesa la vigilia di Natale sul sagrato della chiesa madre, celebrando un’antica usanza di grande fascino.
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