La morra è un gioco antico, le cui origini risalgono all’Egitto e che si diffuse ampiamente nell’Impero Romano. Gli antichi romani la consideravano un simbolo di onestà, tanto da dire di una persona affidabile che si poteva giocare con lui “al buio”.
Durante il ventennio fascista fu vietata nei luoghi pubblici a causa delle scommesse e delle dispute che spesso degeneravano in risse. Nonostante il divieto, la morra è sopravvissuta e ancora oggi viene praticata in varie regioni italiane compreso il Molise dove è ancora fortemente praticata a San Biase.
Qui, la morra è un elemento centrale della tradizione locale, giocata in occasioni speciali come la festa del santo patrono, San Biagio, il 3 febbraio, con il consenso delle autorità amministrative e religiose. Questa continuità ha permesso di trasmettere il gioco alle nuove generazioni.
La morra è una combinazione di strategia, intuito, rapidità di calcolo e teatralità, spesso accompagnata dal consumo di vino o birra. Si gioca in coppia: ogni partecipante estende le dita di una mano e pronuncia un numero, cercando di indovinare la somma totale delle dita esposte. A rendere il gioco ancora più affascinante è l’uso di espressioni dialettali per dichiarare i numeri. Ad esempio, a San Biase si usa dire “un’ p’ du”, che significa “uno per due”, per indicare il numero due.