Venafro, il respiro antico della fede accesa

16 giugno 2025 | 00:00 - 18 giugno 2025 | 19:00
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Ci sono feste che non si raccontano, si respirano. A Venafro, ogni metà giugno, l’aria vibra di suoni, luci e ricordi che sembrano uscire dalle pietre stesse del centro storico. È la Festa di San Nicandro, e con lui dei martiri Marciano e Daria, tre anime che sfidarono l’impero in nome della fede. Non c’è un vero inizio, perché la festa si insinua lentamente nei giorni: con le messe dell’alba, le preghiere sussurrate, i vicoli che si preparano come un sipario prima di una grande rappresentazione. Ma poi, nella notte tra il 15 e il 16 giugno, accade qualcosa: il suono della bandarella rompe il silenzio e tutta Venafro sa che la festa è cominciata davvero.

Arrivano le bandiere, i tamburi, le campane che rintoccano come un battito collettivo. Il busto d’argento del santo attraversa la città portato a spalla, e sembra che ogni passo racconti secoli di devozione. I balconi si riempiono di fiori, le finestre si accendono di candele, i bambini imparano il nome del loro santo mentre gli anziani ricordano quello dei loro padri. E poi c’è la sera del 18, la più intensa, la più mistica: la folla si stringe attorno alla basilica, le fiaccole disegnano un mare di luce, e l’inno a San Nicandro – scritto oltre un secolo fa – viene cantato come una promessa mai spezzata.

Tra una lacrima e un sorriso, si aspetta il prodigio: la “manna santa”, quel liquido che a volte, misteriosamente, affiora dal sarcofago del santo. Non importa se accade o no: ciò che conta è crederci. Perché a Venafro, la fede non è una parola, è un sentire collettivo che brucia lento come incenso, che unisce le generazioni in un tempo che non finisce mai. È un rito che non si dimentica, che resta dentro, come una carezza antica o una benedizione sussurrata.

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