Ci sono piatti che non si limitano a nutrire, ma raccontano storie. Il baccalà arracanato, specialità molisana, è uno di questi. Un piatto di origine contadina, tramandato di generazione in generazione, che porta con sé l’anima autentica di questa terra silenziosa e fiera.
La sua storia si intreccia con quella delle festività natalizie: per tradizione, sulle tavole molisane la Vigilia di Natale è un momento di attesa, scandito da piatti di magro. Il baccalà, pesce povero ma prezioso, arriva da lontano e si sposa con ingredienti semplici e locali: mollica di pane raffermo, uvetta dolce, pinoli croccanti, origano selvatico e l’immancabile olio extravergine d’oliva. Una panatura che profuma di casa, che si compatta in forno, regalando al pesce una crosticina dorata e irresistibile.
Un tempo, nelle case di campagna, il baccalà arracanato veniva cotto nel camino, sotto “la coppa”, un coperchio di ferro che raccoglieva le braci. L’attesa era lunga, il profumo avvolgente, la festa imminente. Oggi si prepara nel forno, ma ogni boccone mantiene intatta la memoria di quei tempi lenti, di una cucina sincera e schietta.
Assaggiarlo è un viaggio nel passato, una carezza della tradizione che si fa gusto. Un piatto che resiste al tempo, come il Molise stesso: discreto, autentico, capace di sorprendere chi sa ascoltare le sue storie.