C’è un piatto che racconta il mare anche lontano dalle onde, che conserva il profumo salmastro della costa molisana e lo restituisce, forte e fragrante, a ogni morso: è la scapece, capolavoro della tradizione marinara del Basso Molise.
Nata nei borghi di pescatori come risposta pratica all’esigenza di conservare il pesce oltre il giorno della pesca, la scapece è molto più di una ricetta. È un rituale antico, che affonda le sue radici nella cultura mediterranea e trova nel Molise un’interpretazione autentica, intensa e genuina.
Il procedimento è semplice ma suggestivo: pesci come razza, palombo, polpi o calamari vengono infarinati nella semola e fritti dorati. Poi, il segreto: un bagno d’aceto aromatizzato con lo zafferano, che dona non solo il suo profumo avvolgente, ma anche quel caratteristico colore giallo oro, inconfondibile. Una scelta che profuma di sole, di sapienza contadina e di economie antiche.
La scapece, oggi servita come antipasto o piatto unico nelle feste di paese e nelle sagre costiere, è entrata di diritto tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) del Molise, sigillo di autenticità per un piatto che sa di identità.
Assaggiarla è un viaggio: ti porta sulla riva del mare di Termoli, tra reti appese ad asciugare e mani salate che lavorano senza fretta. È l’incontro tra la pazienza della marinatura e l’esplosione del gusto, tra la memoria e l’innovazione.
È Molise puro, che parla con voce antica ma sa ancora emozionare.