La Frittata di Montaquila: un rito collettivo dal sapore antico

C’è un angolo di Molise in cui il tempo si ferma, dove la tradizione si fa sostanza, sapore, festa. È Montaquila, piccolo borgo affacciato sul fiume Volturno, che ogni anno celebra un rito collettivo dal fascino arcaico: la Frittata di Montaquila.

Non una semplice frittata, ma un monumento alla convivialità. Migliaia di uova, sapientemente sbattute e amalgamate con pancetta, salsiccia e formaggio, danno vita a un piatto che è più di una ricetta: è identità, è memoria, è il gusto della terra. Un tempo preparata per consumare le uova accumulate in primavera, oggi è protagonista di una festa che raduna l’intera comunità.

La Sagra della Frittata, nata nel 1982, è il cuore pulsante di questa tradizione. Ogni anno, una gigantesca frittata prende forma sotto gli occhi di curiosi e buongustai. La cottura è un rito lento, paziente: ore di attesa, il profumo che avvolge il borgo, il calore della condivisione. Non è solo cibo, è un pezzo di storia che si tramanda, un sapore che racconta di tempi in cui nulla andava sprecato e tutto aveva un significato

Durante la sagra, viene preparata una frittata gigantesca: nell’edizione del 2024 sono state utilizzate ben 1.985 uova, insieme a 10 kg di prosciutto, 6 kg di salsiccia e altrettanta pancetta, prezzemolo, aglio e quasi 20 litri di olio. La cottura richiede circa otto ore. Una curiosità legata a questa tradizione è il gioco della Tuzza, tipico dei centri del Volturno. Nei giorni precedenti la Pasqua, amici e familiari si sfidavano in una gara a colpi di uova: ogni partecipante portava cinque uova e cercava di rompere quelle degli avversari. Le uova rotte venivano poi utilizzate per preparare la frittata, celebrando così il vincitore della gara La ricetta tradizionale prevede l’uso di almeno 100 uova, a cui si aggiungono fegatelli di agnello e pecorino. In alternativa, è possibile utilizzare salsiccia tagliata a cubetti e parmigiano. Il composto viene cotto lentamente, ottenendo una frittata densa e saporita, simbolo di abbondanza e convivialità. E mentre il sole scalda Montaquila, il fumo della padella gigante si mescola alle risate, ai racconti, alle mani che si stringono. Un piatto che non si dimentica, come il Molise stesso: autentico, fiero, sorprendente.

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