Quando la farina di mais diventa poesia: viaggio nel dolce pannocchio

Nel cuore del Molise, quando l’inverno avvolge le colline e le feste si avvicinano, c’è un dolce che ritorna sulle tavole con l’aroma caldo del mais e del cioccolato: il pannocchio, gioiello della pasticceria tradizionale campobassana.

Non è un semplice dolce natalizio, ma un simbolo identitario, nato nella storica pasticceria Lupacchioli, che dal 1840 addolcisce i giorni di festa con questa creazione unica. Il suo nome richiama la pannocchia, perché la base è proprio la farina di mais fioretto, unita a farina 00, uova, burro, liquore aromatico e gocce di cioccolato fondente che impreziosiscono l’impasto.

Il risultato? Una soffice compattezza, un colore dorato che accarezza la vista, un gusto che racconta di forni antichi, mani esperte e stagioni passate. La preparazione, lenta e artigianale, conserva l’anima dei dolci di una volta: il burro che si scioglie, il profumo del liquore che sale, il mais che dona rusticità e dolcezza.

Il pannocchio è stato riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) del Molise, a pieno titolo tra le eccellenze che resistono nel tempo e nei cuori. Si serve durante il periodo natalizio, ma ogni morso è un viaggio in un mondo dove il gusto non è solo piacere, ma anche racconto e radice.

È la voce antica di Campobasso, che si fa dolce, fragrante, familiare.

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