C’è un vino che in Molise non nasce solo dalle vigne, ma dalla memoria. È la Tintilia, l’unico vitigno autoctono della regione, giunto nel XVIII secolo, forse con i Borboni, e quasi dimenticato per oltre un secolo. Eppure, come certe storie d’amore segrete, ha saputo tornare a galla, più forte di prima.
Grappoli piccoli, bucce spesse, una resa bassa e testarda: la Tintilia non si è mai piegata alle logiche della quantità. È per questo che per lungo tempo è stata messa da parte, soppiantata da varietà più produttive. Ma qualcosa è cambiato negli anni ’90. Qualcuno ha cominciato a riscoprirla, a studiarla, a difenderla. Il risultato? Una rinascita che sa di orgoglio contadino e di autenticità.
Dal 2011, la Tintilia è DOC. Il disciplinare è rigoroso: minimo 95% di uva Tintilia, tre tipologie (rosso, rosato e riserva), altitudini superiori ai 200 metri. Un vino che sa di prugna, spezie, radici. Caldo, profondo, inconfondibile.
La vera celebrazione della Tintilia si vive ogni giorno nei bicchieri di chi la versa con orgoglio. Nelle cantine aperte, nei piccoli borghi, nei racconti dei produttori che hanno creduto in lei.
Un calice di Tintilia è un gesto di resistenza. È il Molise di una storia che ancora si scrive, vendemmia dopo vendemmia.